Il nostro rapporto con la tecnologia

Prendendo spunto da un articolo di Fabrizio Rinaldi nel suo blog feelmaking.it , “Io e la tecnologia” LINK , mi rendo conto che la frase : “mal comune mezzo gaudio” è perfetta, in effetti mi ci vedo moltissimo in quanto scritto nel suo articolo.

Fabrizio scrive:

Una piccola premessa: questo post è un flusso di pensieri, senza una vera formattazione, una scansione in argomenti o idee. È confusionario, forse persino contraddittorio. Ma il fatto che lo stia pubblicando comunque è forse legato in qualche modo ai suoi stessi contenuti. Parlando con un amico pochi giorni fa, ho avuto modo di riflettere su come ci rapportiamo, oggi, con le cose che amiamo e con le cose ci appassionano, e su come la tecnologia stia in un certo senso rendendo le cose un po’ complicate. Mi sono accorto che nel tempo del tutto e subito siamo diventati collezionisti. Mi piace un fumetto? Mi procuro ogni singolo numero altrimenti non potrò ritenermi soddisfatto. Mi piacciono le serie televisive? Accumulo centinaia di gigabyte di puntate sul Mac sperando di trovare, prima o poi, il tempo di guardarle tutte. Sono un appassionato di tecnologia? Colleziono Feed RSS e mi illudo di poter leggere ogni singola dannata notizia che viene pubblicata ed è inerente, anche alla lontana, all’ambito che ho scelto. Senza fare altri esempi, mi limito a dire che non ci basta il consumo di per sé, o almeno non è più sufficiente. Dobbiamo accumulare, collezionare. Poi divoriamo tutto voracemente, magari mentre facciamo altre 10 cose insieme. Ma la fame è insaziabile, e si crea un circolo vizioso che crea il problema fondamentale.

 

 

Ecco perché anche se io sono una persona molto, troppo, legata alla tecnologia, credo fermamente che dobbiamo, tutti noi, fermarci. Questo è un discorso che sto facendo prima di tutto a me stesso. Prendiamoci un momento di riflessione. Io lo sto facendo. Mi sto chiedendo: cosa voglio davvero sapere? Chi voglio davvero seguire? Cosa voglio davvero leggere? Cosa voglio davvero vedere? E mi sto chiedendo se sto dando il giusto peso all’esperienza concreta delle relazioni umane. E mi sto anche chiedendo perché mi sono trovato, ultimamente, a sentire il dovere di leggere la Timeline di Twitter. Il dovere di seguire i miei feed RSS. Il dovere di scrivere su questo blog. Il dovere di rispondere a ogni, singola, email. Il dovere di imparare javascript o chissà cos’altro. E voglio abbandonare le liste di film o di album da scaricare. Le liste di libri da leggere. Basta. Sto per andare finalmente in vacanza e voglio tornare con una mentalità diversa, un approccio diverso. Non voglio più lasciare che sia la tecnologia a dettare i miei tempi, a decidere cosa devo leggere, cosa devo ascoltare, cosa devo vedere, con chi devo parlare. Sono riflessioni, le mie, un po’ estreme e decisamente sconclusionate, ma se è vero che un blogger scrive prima di tutto per se stesso, e che io in questo momento sto facendo il blogger, allora direi che va bene così, e che potete prendere queste righe come la bozza di sceneggiatura di un monologo allo specchio del sottoscritto.