L’eredità delle Olimpiadi di Londra

Ormai manca poco alla fine delle Olimpiadi di Londra, e già si pensa al futuro, nel blog del Corriere della sera odierno, di Fabio Cavalera.

 

Le Olimpiadi devono sempre lasciare un’eredità sportiva di peso alle città che le ospitano. Altrimenti si ridurrebbero a un grande e bellissimo evento ma fine a stesso, un evento che comincia e scivola via nei ricordi o negli almanacchi come un mondiale o un europeo qualsiasi.

No, non parliamo degli impianti e delle infrastrutture che, se gestiti con intelligenza, restano patrimonio della comunità o che, al contrario, se pensati unicamente per colpire la fantasia delle immense platee televisive e poi lasciati morire nell’indifferenza (quello che è accaduto ad Atlanta, ad Atene e in parte a Pechino) degradano a inutili monumenti dello spreco e si sbriciolano.

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Ma non basta. La maratona ciclistica, annunciata proprio ieri, è un messaggio istituzionale molto chiaro: la capitale britannica non vuole dimenticare l’Olimpiade e i suoi campionissimi, vuole semmai usare l’Olimpiade per pedalare di più e meglio. Eredità intelligente di una capitale illuminata.

 

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