4 febbraio, 4 miti da sfatare

World Cancer Day 2013 (4 February 2013)

Non è una malattia da vecchi o da ricchi. Non equivale a una condanna a morte e non è questione di destino. Nella Giornata mondiale, gli esperti puntano a sconfiggere quattro falsi miti

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Lo afferma  Vera Martinella (Fondazione Veronesi)

Quattro “falsi miti” sono al centro del World Cancer Day, la Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra come ogni anno il 4 febbraio: primo, «il cancro è solo un problema di salute»; secondo, «è una malattia dei Paesi ricchi, sviluppati e “vecchi”»; terzo, «una diagnosi di tumore equivale a una condanna a morte»; quarto, «è una questione di destino». Quattro luoghi comuni molto diffusi e ancora radicati su cui la Union for International Cancer Control, organizzatrice della Giornata, ha deciso di fare chiarezza con l’intento di sempre: sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sul tema e promuovere le modalità più congrue per sconfiggere una malattia che continua ad essere tra le principali cause di morte al mondo.

NON È SOLO QUESTIONE DI SALUTE – Per combattere le quattro idee sbagliate, gli esperti puntano tutto su spiegazioni semplici, numeri ed evidenza scientifica. Quindi, sia ben chiaro: il cancro non è solo un problema di salute. Ha invece implicazioni di vasta portata sociale, economica e nei diritti umani. Il tumore oggi è una patologia di massa, una fatica collettiva e come tale va affrontata. I numeri parlano chiaro: nella sola Unione europea si spendono ogni anno 124 miliardi per coprire le spese legate ai tumori e sono ben 420mila i nuovi casi di cancro diagnosticati ogni anno solo in Italia. Cifre destinate a salire, insieme al numero di malati di tumore che è in costante aumento e con le quali tutta la società deve fare i conti. Ai costi in capo alla sanità, vanno infatti aggiunti quelli che vengono affrontati direttamente, di tasca propria dai cittadini, dai ticket fino alle prestazioni pagate per intero, gli effetti sul lavoro (come le giornate perse dai malati e da chi li assiste, per esempio) e sul reddito disponibile, la dimensione psicologica, umana, relazionale, di vita sociale.

 

NON È UNA MALATTIA DA RICCHI – Il secondo mito punto da spiegare è che i tumori sono un’epidemia globale, coinvolgono ogni gruppo di età e ogni classe socio-economica e non risparmiano i Paesi poveri. Anzi, il 47 per cento dei casi di cancro e il 55 per cento della mortalità oncologica si riscontrano proprio nelle regioni meno sviluppate del mondo. E le stime per il 2030 dicono che dei 21,4 miliardi di nuovi casi all’anno ben il 60-70 per cento sarà diagnosticato nelle aree in via di sviluppo, dove si fa ancora pochissimo in materia di prevenzione e diagnosi precoce e le cure scarseggiano. Un esempio su tutti può bastare a rendere l’idea dell’enorme sproporzione a carico dei Paesi poveri: il tumore al collo dell’utero, quasi sconfitto in Occidente grazie al vaccino contro il Papillomavirus (che ne è il maggior responsabile), registra ben l’85 per cento dei decessi mondiali esclusivamente nelle nazioni in via di sviluppo, dove il vaccino per lo più non arriva. Se è dunque vero che importanti fattori di rischio come obesità, cattiva alimentazione, sedentarietà e inquinamento sono «tipicamente da ricchi», non si può purtroppo dire che i poveri siano più fortunati. Quanto all’equazione “cancro = malattia da vecchi”, ancora una volta la statistica aiuta: oggi, nei Paesi occidentali, circa la metà dei casi interessa persone sotto i 65 anni d’età (anche per questo l’impatto socio-economico sta diventando sempre più cospicuo) e cresce il numero, ad esempio, dei casi carcinoma al seno che colpiscono le donne in età riproduttiva.

 

GUARIRE SI PUÒ – Molti tumori che una volta erano considerati una condanna a morte, oggi possono essere curati. Cresce il numero dei trattamenti efficaci, si moltiplicano le strategie terapeutiche e le combinazioni vincenti fra chirurgia, radio e chemioterapia. Così, stando alle stime nostrane, in Italia il 61 per cento delle donne e il 52 degli uomini che si ammalano è vivo a cinque anni dalla diagnosi, merito soprattutto della maggiore adesione alle campagne di screening, che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, e della maggiore efficacia delle terapie. Dunque se i casi sono in aumento, in molti Paesi occidentali aumentano pure stabilmente da anni i tassi di sopravvivenza e guarigione. Anche in questo caso, però, pesa la diseguaglianza tra ricchi e poveri. Un esempio lampante? La sopravvivenza a cinque anni per il cancro al seno: in Italia sfiora il 90 per cento dei casi, nelle aree urbane della Cina e a Singapore è attorno all’80 per cento, in Gambia invece è soltanto del 12 per cento.

 

MEGLIO PREVENIRE CHE AFFIDARSI AL DESTINO – Una delle credenze più diffuse, infatti, è che «se ti ammali, vuol dire che era destino». La realtà è che almeno un terzo dei tumori più comuni può essere prevenuto, grazie a diagnosi precoce, stili di vita salutari e vaccinazioni contro epatite B (contro il tumore del fegato) o Papillomavirus (per il carcinoma della cervice uterina). Ognuno di noi può contribuire a tenere lontano il cancro, con poche e semplici regole, come hanno ormai dimostrato molte ricerche scientifiche: non fumare; seguire un’alimentazione sana e varia, ricca di frutta e verdura; fare regolarmente attività fisica; consumare pochi alcolici; evitare sovrappeso e obesità. Per finire, piuttosto che sperare nella buona sorte, meglio aderire ai programmi di screening gratuiti, che aiutano a diagnosticare i tumori in fase precoce, quando sono più curabili.

Fonte Corriere.it LINK

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