Emilia i tornado potrebbero essere addirittura tre, lo afferma l’esperto.

Interessante riflessione sull’evento eccezionale che ha colpito l’Emilia ieri 3 maggio, da parte di Pierluigi Randi meteorologo di Meteoromagna, esperto in fenomeni meteo estremi,  veterano del  Thundertstorm Team di Meteonetwork.

3 maggio 2013 in Emilia: un pomeriggio “american style”


Un evento di tempo severo di primissimo livello ha imperversato nel pomeriggio di ieri il comparto modenese-bolognese e, sebbene non abbia coinvolto il territorio romagnolo, merita il dovuto rilievo giacchè di rara intensità.

Tralasciando alcune violente grandinate, con chicchi i diametro talora eccedente i 5 cm che sono giunte ad interessare anche il comparto ferrarese, l’aspetto maggiormente caratterizzante l’outbreak riguarda i fenomeni vorticosi.

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Infatti almeno due distinti tornado (forse 3) generati da due sistemi temporaleschi a supercella (ovvero con presenza di mesocicloni) si sono abbattuti nell’area a nord di Castelfranco Emilia (MO) e San Giorgio di Piano (BO), recando danni anche di notevole entità. Un terzo probabile tornado di cui si comincia ad usufruire di qualche immagine, è stato segnalato nella zona compresa tra Gavello e San Martino Spino (MO).

In base ai danni provocati ed analizzando video ed immagini pervenuti, si può stimare approssimativamente una intensità pari al grado EF 2 (forse per brevi tratti EF 3) della Enhanced Fujita Scale, il che implica il verificarsi di venti, all’interno del vortice, con raffiche comprese tra 180 e 260 km/h circa.

I sistemi temporaleschi, responsabili di tanta violenza atmosferica, si sono innescati tra reggiano e modenese a partire dalle 15.30 circa (locali) raggiungendo la massima intensità nella zona di pianura compresa tra Modena e Bologna con fenomeni che poco hanno da invidiare ai più classici outbreak della Tornado Alley (grandi pianure americane).

Le celle temporalesche, viaggiando nella bassa pianura da SW a NE, hanno trovato in loco condizioni ideali, anche se non del tutto prevedibili, per evolvere in sistemi a supercella, ovvero dotati di rotazione e contenenti al loro interno i pericolosi “mesocicloni”, ovvero circolazioni cicloniche alla mesoscala che rappresentano i potenziali “produttori” di tornado (non tutti i mesocicloni innescano tornado).

Tali condizioni possono essere così sintetizzate:
1) Presenza di medio-elevato speed windshear verticale positivo nel campo del vento tra bassa e medioalta troposfera (rinforzo dei venti da SW tra i piani isobarici di 700 e 300 hPa) in seno alla presenza di una saccatura nel campo di geopotenziale attiva tra Francia e nord Italia con annessa modesta avvezione fredda.
2) Intrusione di aria secca stratosferica nei piani troposferici superiori con sensibile incremento dei valori di IPV (isentropic potential vorticity); evenienza alquanto frequente in seno a saccature troposferiche.
3) Avvezione di aria secca da SW in media troposfera al di sopra di masse d’aria molto umida nei bassi strati (set-up incline a generare intensa attività temporalesca).
4) Presenza di un getto di basso livello (LLJ) da ESE in entrata dal mare Adriatico con avvezione di masse d’aria molto umida ed instabile. Tale LLJ ha nel contempo determinato un incremento dei valori di directional windshear positivo tra bassa e media troposfera (da ESE a SW); ciò è verificabile anche dai valori discretamente elevati di elicità 0-1/0-3 e 0-6 km e dalla magnitudine dello SWEAT index (oltre 300).
5) Avvento da SW di una dry-line appenninica (fronte secco) con costituzione di una linea di convergenza nei bassi strati tra flussi orografici discendenti (e quindi più secchi) e correnti calde ed umide da ESE (LLJ) proprio sulla bassa pianura emiliana.
6) Elevati valori di energia potenziale convettiva disponibile (valori di CAPE su livelli quasi tipicamente estivi, dovuti alla presenza di aria molto calda ed umida per il periodo nei bassi strati; temperature massime quasi ovunque superiori a 26°C).
7) Sensibile incremento dei valori di moisture convergence (convergenza di umidità) lungo la dry-line appenninica.

Gli elementi di cui sopra possono essere considerati come i più influenti nella determinazione dei fenomeni occorsi, e si tratta di condizioni ambientali che sovente contribuiscono alla genesi di tempo severo su comparto emiliano e talora anche romagnolo, tuttavia gli eventi di ieri hanno tempi di ritorno assai lunghi.

Le celle temporalesche, organizzatesi in tipologia multicellulare lineare lungo la dry-line, hanno fin da subito mostrato segni di rotazione al loro interno, evolvendo ben presto in classici sistemi a supercella con formazione di mesocicloni e tornado e con traiettoria SW-NE.

Le immagini visionate ed i dati radar confermano la presenza di fenomeni di rara intensità in rapporto alla casistica inerente i fenomeni violenti in regione. La foto allegata si riferisce al severo tornado nei pressi di San Giorgio di Piano (BO).

Sono in aumento questi eventi tornadici? Probabilmente sì, ma è difficile dimostrarlo con dovizia di dati: infatti, trattandosi di fenomeni su piccola scala e generalmente di breve durata, decenni fa molti di essi sfuggivano alle reti osservative, che per il nowcasting potevano fare affidamento a risorse molto ridotte. Oggi abbiamo radar, webcam, cellulari, videocamere, chasers, etc. etc.; insomma oggigiorno difficilmente questi fenomeni sfuggono; una volta accadeva più spesso.
Per cui risulta ostico analizzare statisticamente nel tempo questi eventi a causa della mole di risorse oggi disponibili, non paragonabile a quelle di alcuni decenni or sono.
Certamente il profilo termo-igrometrico nei bassi strati di ieri pomeriggio era più consono alla seconda decade di giugno che non all’inizio della prima di maggio e ciò rappresenta un aspetto sul quale riflettere.

P. Randi
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Credits: Meteoromagna.com