Anche la ISS lascia WIN per LINUX

Articolo di Gabriele de Palma su corriere.it

Windows lascia lo spazio: sulla ISS Linux

Cambia il sistema operativo sulla Stazione spaziale: 
«Motivi di sicurezza e la necessità del controllo assoluto»

 Niente più Windows nello spazio. La United Space Alliance, la società che gestisce l’infrastruttura IT a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ha annunciato di aver cambiato il sistema operativo sui laptop presenti a bordo della stazione orbitante. Al posto di Windows Xp è stato ora installata una versione di Linux, la Debian 6, sistema operativo open source. 

PERSONALIZZAZIONE – I motivi della sostituzione sono sostanzialmente tre, due sono citati nel comunicato stampa, la stabilità e la sicurezza del sistema; il terzo lo spiega uno dei responsabili della United Space Alliance, Keith Chuvala: «Abbiamo bisogno di un sistema operativo su cui avere il controllo assoluto. Così se abbiamo bisogno di una modifica la possiamo realizzare da soli». Cosa impossibile da fare con Windows e gli altri sistemi operativi proprietari, perché il codice sorgente proprietario non viene condiviso e quindi è impossibile (oltre che illegale) modificare i programmi. 

SICUREZZA – Sulla sicurezza di Windows XP non c’è da sorprendersi, è sempre stato obiettivo privilegiato di chi confeziona virus informatici a causa della sua popolarità tra gli utenti (XP nei suoi anni migliori era presente su 8 pc su 10), oggi è un sistema operativo ancora più pericoloso perché vecchio e non più tenuto aggiornato da Microsoft. Ma c’è un precedente proprio a bordo della ISS. Nel 2008 un astronauta russo portò con sé sulla stazione spaziale un computer portatile con un virus per XP, che si diffuse rapidamente alle altre macchine in orbita. 

LINUX E SCIENZA – La migrazione da Windows a Linux non deve quindi sorprendere più di tanto. Già altri computer sulla ISS erano mossi da cervelli open source (release RedHat e Scientific Linux) e in generale tutte le attività scientifiche di altissimo livello adottano sistemi operativi “open” per gli stessi motivi elencati dalla United Space Alliance. La Nasa e SpaceX, per i loro progetti di viaggi spaziali, usano Linux, così come il Large Hadron Collider al Cern o chi esegue ricerche sulla mappatura del dna.

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Credits: corriere.it