Rinasce la musicassetta .Il nastro inventato dalla Philips compie 50 anni e ritorna: negli Usa un boom di vendite

Registrabile, avvolgibile (senza fretta) e portatile. Il nastro inventato dalla Philips compie 50 anni e ritorna: negli Usa un boom di vendite

Retromania, non c’è dubbio. Passata la sbornia da (presunto) ritorno del vinile, pare sia riscoccata l’ora della musicassetta. Sì, quel vetusto supporto che ultimamente faceva mostra nei peggiori autogrill d’Italia.

Azzurrognolo reperto fuso da un ventennio di graticola solare. Qualcosa è cambiato, o almeno sembra. Si ipotizza, infatti, il gran ritorno nei negozi italiani della musicassetta, proprio nell’anno in cui si festeggia il mezzo secolo di vita dell’antenato del download. In attesa di tornare acquirenti, in Gran Bretagna e negli Usa si è scoperto che c’è una famelica sacca di irriducibili che compra ancora vecchi nastri. In Gran Bretagna ne sono stati acquistati 3823. Negli Usa ben 200mila, con un 645 per cento di vendite in più rispetto al 2011. Scenari imprevedibili si aprono all’orizzonte.

Era il 1962 quando la Philips inventò la musicassetta per poi metterne in commercio i primi esemplari l’anno successivo. Un successone. Si trattava di un contenitore in plastica con due bobine che avvolgevano un nastro magnetico prodotto da Basf e che tentava di imporsi in un mercato affollato da supporti analoghi basati sulla cartuccia a nastro. Il boom arrivò nel 1979 grazie a Sony e al suo Walkman che tre anni introdusse anche l’equalizzatore a corredo. Ambito come un iPod, permetteva per la prima volta di ascoltare musica ovunque e con buona qualità. Unica cosa il fruscio. Lo potevi debellare inserendo il dolby che però aveva un difetto: segava le frequenze alte e soffocava il suono. Grazie alla semplicità con la quale si potevano riversare su nastro canzoni di ogni tipo presto si affermò la moda delle compilation, si poteva conquistare le ragazze con una buona scaletta. In commercio c’erano diverse tipologie di musicassette: dalle C46, in grado di registrare 23 minuti per lato, alle C120, 60 minuti per lato e grande libidine musicale.

Musicassetta, vero antenato del download, oggi considerato il carnefice della musica e del suo mercato. Ricordo che era uso piazzarsi col microfono davanti a radio e tv per attingere a scrocco. C’era chi si registrava l’Eurofestival con gli Abba che vincevano con Waterloo e chi si faceva tutta l’hit parade di Lelio Luttazzi, strillo compreso. Qualità non pervenuta, naturalmente. Richard Branson, fondatore della Virgin conferma: «I commentatori che oggi spiegano che la musica digitale uccide le grandi case discografiche dovrebbero ricordare che l’ultima grande rivoluzione del settore è avvenuta nel 1982, la vigilia dell’avvento del cd e della cassetta digitale (DCC) quando cresceva il numero di coloro che registravano su cassetta dalla radio o dal disco. Quella era l’anticamera della registrazione illegale». Torniamo alla musicassetta. Le canzoni scelte nella compilation diventavano la colonna sonora di amori adolescenziali e le cassette, spesso, duravano altrettanto: il nastro si rompeva facilmente e, quando resisteva, si poteva sempre registrare sopra qualcosa di nuovo con un paio di pezzi di scotch sul bordo. Nastri lussuosi all’ascolto quando erano al ferrocromo o al metallo. Un simbolo, la musicassetta, che non è un semplice oggetto di modernariato. Nonostante l’avvento dei cd ha goduto di ottima salute grazie al prezzo abbordabile fino alla scomparsa nel 1999. Ma basta una ricerca sul web per capire meglio. Fruscio, bassa dinamica, riavvolgimento lento, eccetera. Vabbè, alla fine l’importante è che non diventi definitivamente liquida questa benedetta musica; d’altronde non è che il dolce vinile, la sua polvere sui solchi e la puntina fossero tanto più pratici.

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credits: il Giornale.it