Oculus … fantastico per i videogiochi, ma è il futuro dei film.

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PARK CITY, Utah – Non avrei mai pensato di ritrovarmi a dire questo, ma in questo momento io sono sul palco con Beck. Indossa il suo solito cappello e giacca, e sta cantando una cover di una delle mie canzoni preferite di David Bowie. La folla fa da coro – alcuni volti li riconosco perché hanno suonato con Beck lo scorso anno al Station to Station rolling art extravaganza – e c’è un enorme gruppo musicale. Le persone applaudono e scattano foto. È incredibile. Poi guardo giù. Invece di vedere le mie ginocchia o i piedi, vedo gli stivali di Beck.

Poi il mio cervello mi ricorda che in realtà non sono sul palco.

Sono seduto, invece, su una sedia all’istallazione New Frontier del Sundance Film Festival, indossando un Oculus Rift, un casco-visore per la realtà virtuale. Sto guardando una versione riadattata del video interattivo a 360 gradi della performance live di Beck di “Sound and Vision” che lui e Chris Milk hanno fatto per la Lincoln Motor Company lo scorso anno. Il mio sogno di essere rockstar si è frantumato, ma potrebbe anche essere che questa mia esperienza sia più bella di quanto possa essere l’esibirsi con una star del folk: ho potuto vivere a pieno il divertimento di esibirmi live senza preoccuparmi di non stonare o avere il panico da palcoscenico.

“La prima volta che ho provato questa performance in VR realizzata da Chris Milk ho cambiato idea sull’audio in VR” afferma Nate Mitchell, vice presidente della produzione di Oculus “e sull’impatto che un concerto live possa avere su di me nella realtà virtuale”.

Non è solamente un concerto. Ogni genere di intrattenimento cinematografico, dai film documentari ai capolavori CGI (computer-generated imagery) stanno per cambiare. Quando il primo prototipo di Oculus è spuntato nell’estate del 2102, tutti rimasero entusiasti per come avrebbe rivoluzionato il nostro modo di giocare con i videgame. Ma ha tutte le caratteristiche per cambiare il nostro modo di guardare film, o creare un nuovo tipo di esperienza visiva. Ecco perché Mitchell e la Oculus erano presenti al Sundance: vogliono sapere che cosa possono fare i registi con il loro sistema.

“I giochi sono la nostra passione”, afferma Mitchell, “ma quando mostri e fai provare Oculus qui, tutti hanno una reazione del tipo ‘Ho un’idea e voglio portare la gente in un posto nuovo ‘”.

Per esempio dove?

Lo Spazio, per dirne uno. Mitchell e il capo prodotto Joe Chen, che ha portato Oculus al Sundance, hanno detto di aver visto un incremento negli ultimi sei-otto mesi del numero di persone nei cinema interessate a come questi schermi da indossare possano essere utilizzati per i film. Tra loro c’era Alfonso Cuarón, che ha recentemente visitato gli uffici di Oculus per saperne di più. Mitchell osserva, giustamente, come il regista di Gravity, con le sue inquadrature soggettive (POV) incorniciate da caschi degli astronauti e la vasta portata delle sue scene, sarebbe perfetto per la realtà virtuale. È facile immaginare anche un film come Pacific Rim visto sull’Oculus Rift.

Questi però sono esempi evidenti. C’è il potenziale per fare ancora di più. Molto di più. Quando Oculus ha raccolto $75 milioni in venture funding il mese scorso, l’investitore Marc Andreessen ha osservato che il sistema Oculus VR ha il potenziale non solo per cambiare il mondo dei giochi, ma “per ridefinire le esperienze umane fondamentali in settori come quello dei film”.

“Non solo sono entusiasta della tecnologia stessa, ma anche per quello che significa per la narrazione, per questo abbiamo curato l’Oculus Rift per New Frontier”, dice Shari Frilot, programmatore senior al Sundance Film Festival. “Si tratta di una tecnologia che può davvero cambiare il modo in cui la storia viene raccontata”. E questo è vero, sia che la storia sia una grande saga spaziale o un documentario.

Ma in realtà, nessuno – nemmeno Oculus – sa che cosa faranno i registi con un così potente strumento. “Regola numero uno: non ci sono ancora regole”, dice Chen. Quello che si sa è che i modi in cui le prospettive possono cambiare grazie alla realtà virtuale sono notevoli. I film, come ha detto Roger Ebert, sono come una macchina che genera empatia“. Se una persona con un headset VR può sperimentare la vita di un protagonista o di anti eroe in prima persona, allora l’Oculus Rift diventa realmente quello strumento. Le possibilità per i documentari sembrano a particolarmente attraente; Oculus Rift è già utilizzato dagli artisti per il “cambio di sesso” per esempio.

“La maggior parte del materiale che viene sviluppato per Oculus è il videogioco, che è molto facile perché è ovviamente dispositivo che si presta per il gioco“, dice Milk, che ha lavorato al video interattivo degli Arcade Fire “The Wilderness Downtown”. “Il sistema di un videogioco permette di muoversi in qualsiasi direzione in tempo reale. Mentre in un film generalmente seguiamo un percorso definito dal regista. E il risultato è tutta un’altra dimensione della connessione emotiva”.

Certo, ci vorrà un po’ di tempo prima che i registi saranno veramente in grado di creare nuove esperienze per il Rift. MentreOculus ha mostrato un nuovo prototipo più potente al CESall’inizio di gennaio, la società non ha ancora annunciato una data precisa per l’uscita sul mercato, nonostante le voci di un lancio per la prossima estate. Nel frattempo gli strumenti necessari per creare effettivamente un film, o come si potrebbe chiamare qualsiasi cortometraggio realizzato per l’Oculus, sono ancora in fase di sviluppo. Milk non ha realizzato il suo video “Sound and Vision” espressamente per scopi VR , ma aveva abbastanza materiale a 360 gradi e suoni binaurali da mettere insieme. E sicuramente sta facendo quello che può per assicurarsi che non ci siano problemi. Anche se una società come la Geonaute ha una fotocamera a 360 gradi che può portare una sequenza filmata sulla Oculus, Milk vuole fare un sistema in grado di tirare fuori “l’acquisizione in full reality”, e sta attualmente escogitando di lanciare una nuova società chiamata Omnia che dovrebbe sviluppare e vendere gli strumenti cinematografici necessari di fare proprio questo.

“All’inizio della storia del cinema”, dice Milk, “lanciavano treni verso la telecamere e tutti si spaventavano. Questo è un linguaggio che si è consolidato nel corso di molti, molti anni. Non so a cosa queste nuove storie assomiglieranno”. Nemmeno noi, ma se si tratta di qualcosa di simile al concerto di Beck, non ci sarà molto di cui lamentarsi.

Credits: wired.it