Sony α7, la full frame che sta nel palmo di una mano.

La a7 è una full frame che sta nel palmo di una mano ed è performante come una macchina professionale, però leggera e meno costosa, però non ha flash integrato né touchscreen

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La macchina di Sony è unica al mondo. Motivo? Basta togliere l’ottica e guardarci dentro: quel che si vede è un enorme sensore full frame da 24 Mpixel, un cuore splendente grande quanto il 35 mm. Solo che qui non batte per una reflex, ma per una mirrorless, e non era mai successo prima. Ed è pure rimasta magra, la sfacciata, come dimensioni e come peso: 474 grammi con scheda e batteria in corpo, ovvero 3-400 grammi in meno di molte reflex pro in circolazione.

Presentata al CES di Las Vegas, non è una rivoluzione copernicana, ma poco ci manca. Per la cronaca, più il sensore è grande, maggiore è la luce incamerata, e qui il full frame è il più grande che ci sia in circolazione attualmente in una mirrorless. Di conseguenza il prodotto finale, le foto, sono di livello top: più dettagliate e forti di una gamma dinamica più ampia, mentre il disturbo è quasi invisibile fino ai 3200 ISO. Attenzione, però: dal momento che non c’è specchio a fare da schermo, come accade nelle reflex, bisogna essere cauti quando si cambia ottica, perché il sensore nudo è esposto alla polvere e rischia di danneggiarsi o sporcarsi, ma questo vale per tutte le mirrorless.

Personalmente, a vista la a7 non ci emoziona e rigirandola tra le mani non scatta nessun colpo di fulmine, ma oggettivamente è una macchina ben fatta. La grande impugnatura gommata e sagomata offre il migliore dei grip possibili, anche con una mano sola. La lega di magnesio rende il corpo solidissimo e anche le plastiche sono consistenti, peccato solo che siano lisce (e quindi moderne): sarà un dettaglio, ma se avesse avuto anche un bel vestito vintage, la α7 sarebbe stata una macchina da antologia.

La gobba centrale richiama lo stile reflex e alloggia un grande mirino elettronico OLED da 1,3 cm che offre una visuale nitida e con tutti i parametri bene in vista. L’autofocus ibrido è accurato come promette e la funzione eye af “a priorità di pupilla” rileva addirittura il singolo occhio. Merito del potente processore Bionz X e dell’azione combinata del rilevamento di fase a 117 punti e della misurazione del contrasto a 25 punti. I comandi manuali sono completi, ma non mancano i programmi automatici, come la modalità full auto, i modi scena e la funzione panorama, che, sebbene non sia una novità, ha sempre il suo perché in una bella piazza gremita.

Tasti, ghiere e selettori hanno le dimensioni giuste, una disposizione razionale e un livello di personalizzazione quasi assoluto. Per dire, si possono assegnare quarantasei differenti funzioni a nove tasti programmabili. Una faticaccia, ma poi il controllo sul mezzo diventa assoluto. Un esempio: noi utilizziamo molto ifiltri digitali e la α7 ne integra ben tredici, ma non c’è richiamo sulla ghiera; per attivarli bisogna navigare nei menu interni, il che equivale a non usarli mai. Basta invece assegnare l’opzione picture effect al tasto C1 per renderli sempre a portata di indice.

Ricapitolando, la a7 è una full frame che sta nel palmo di una mano, ha un mirino OLED e un autofocus efficaci, comandi ampiamente personalizzabili, è performante come una macchina professionale, però leggera e meno costosa. Se questo sarà il trend, vuoi vedere che le reflex di fascia media hanno le ore contate?

Niente crop, con il full frame i grandangoli sono reali. Eccelle nella fotografia outdoor e naturalistica. Gamma ISO con ben 28 stop. È facile ottenere sfondi sfocati che valorizzano i primi piani.

Credits: Wired.it