Tornado di Maserada di Piave (TV), analisi dell’evento

Nel corso del pomeriggio del 23 marzo 2014 una profonda saccatura si avvicina dalla Francia al Triveneto con un cospicuo carico di aria fredda alla quota isobarica di 500 hPa e con una considerevole curvatura ciclonica, come ben si evince dalla seguente mappa tratta dal modello WRF-ARW di MeteoNetwork.

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Eseguendo uno zoom sul nord Italia alla stessa ora (15 UTC, ovvero ore 16 locali) attraverso il modello ARW del Consorzio Lamma Toscana, si nota sopra la provincia di Treviso un’isola di aria “calda” (relativamente all’ambiente circostante, ellisse nera) di -24°C alla quota di 500 hPa, ma si nota anche l’avanzata da ovest della massa d’aria fredda (-30/-32°C) che in poche ore andrà ad instabilizzare i cieli del Triveneto a causa dell’aumento del gradiente termico verticale. E’ probabile che la persistenza di questa “isola di calore” abbia ulteriormente accentuato il contrasto termico con l’aria fredda in rapido avvicinamento dall’Emilia e dalla Lombardia.

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Inoltre, il contrasto è stato indubbiamente accentuato anche dall’aria secca in arrivo da sud, sempre alla quota indicativa di 5000 metri. Ovvero, si è trattato di uno scontro di masse d’aria molto diverse tra loro, sia da un punto di vista termico che igrometrico. Si apprezza, in particolare, il forte gradiente orizzontale di umidità indicato dall’ellisse nera sul territorio tra Venezia e Treviso: una condizione base predisponente quanto meno a forti moti verticali.

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Anche la mappa della temperatura potenziale equivalente a 1500 metri mostra aria umida preesistente sopra la pianura veneta (ellisse rossa): tale umidità verrà rapidamente convertita in cumulonembi dall’aria più fredda e secca in rapido avvicinamento grazie alla presenza di un “Low Level Jet” da sudovest collegato all’asse ascendente della saccatura.

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Conferme dell’aria fortemente instabile giungono dal parametro DeltaThetaE, ovvero dalla differenza di temperatura potenziale equivalente tra la quota isobarica di 500 hPa e 850 hPa (ellisse rossa).

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Inoltre, la presenza di un minimo al suolo di 996 hPa (freccia ed ellissi bianche) ha favorito poi la convergenza ciclonica dei venti sul trevigiano con intenso scirocco caldo umido in risalita da sud/sudest, vento da nord più fresco e vento molto più secco in discesa da sudovest. Questo scontro è stata quasi certamente la “miccia” che ha innescato i forti temporali sul trevigiano.

 

 

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La mappa delle raffiche massime al suolo (km/h) e direzione del vento rilevate dalle stazioni della rete MeteoNetwork-MeteoTriveneto confermano tale dinamica. La freccia rossa rappresenta lo scirocco caldo-umido, quella blu i venti più freschi di rientro da nordest, mentre da sud stava giungendo di gran carriera l’aria secca dall’Appennino.

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I parametri termodinamici mostrano considerevoli quantitativi di calore latente, e più in generale di energia termodinamica, disponibili per la costruzione delle torri temporalesche. L’isola di acqua precipitabile di circa 25 mm indicata dall’ellisse nera, un buon CAPE per il periodo (circa 1500 J/kg, ellisse rossa), un considerevole Lifted Index (-7°C, ellisse nera) e assenza o quasi di inibizione alla convezione (CIN tra 0 e -10 J/kg), quando uniti ad una marcata ciclonicità e aria fredda in quota nonché a forte convergenza al suolo, sono tutti fattori predisponenti al rapido innesco di intensi sistemi temporaleschi. La freccia nera nell’immagine seguente rappresenta la forte corrente secca da sudovest che andrà in contrasto con l’aria più umida sopra il trevigiano.

 

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L’immagine satellitare al visibile mostra un complesso sistema temporalesco di tipo multicellulare sul Veneto orientale in spostamento verso il Friuli.

 

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Le immagini del radar ARPAV di Teolo mostrano alle 14.50 UTC un probabile eco ad uncino sul padovano con tanto di V-notch (ellisse nera), quindi verosimilmente una supercella (seppur effimera).

 

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Un abbozzo di eco ad uncino sembra permanere anche alle 15.00 UTC (freccia nera): tale sistema temporalesco sembra non abbia dato origine ad eventi vorticosi, ma piuttosto a forti rovesci, forti fulminazioni e grandinate anche su vaste aree, seppur con chicchi di piccole dimensioni. Tuttavia ciò doveva rappresentare la prova tangibile di un considerevole “wind shear” che, com’è noto, è il fattore essenziale per la genesi di un qualunque evento vorticoso. Ancora, la freccia rossa individua un probabile inflow notch con un altrettanto probabile V-notch.

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Ed ecco infatti che alle 15.10 UTC il radar dell’OSMER mostra una sorta di eco ad uncino (freccia nera) sopra il comune di Maserada sul Piave (TV), in corrispondenza del lato sudoccidentale (area dell’inflow principale) di una mesolinea temporalesca ove si collocava un marcato gradiente di riflettività orizzontale (da 0 a 55 dBZ nello spazio di pochissimi chilometri). Si veda anche il relativo zoom.

 

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Alla luce di tutto il materiale finora analizzato, si ritiene che sul trevigiano si siano verificati tornado di tipo non supercellulare (“landspout”), nati lungo la linea di convergenza tra scirocco caldo-umido, vento più secco da sud-ovest e vento più fresco e umido da nord/nordest. Tali vortici sarebbero quindi comparsi sotto cumuli in sviluppo del tipo “pulse storm” inseriti in una mesolinea temporalesca facente parte a sua volta di una più complessa e vasta struttura multicellulare.

In corrispondenza della suddetta linea di convergenza avviene l’incontro di masse d’aria a diversa velocità provenienti da diverse direzioni e aventi differenti valori di temperatura e umidità: la convergenza di basso livello favorisce la concentrazione della vorticità verticale. I vortici al suolo che ne risultano possono avere un diametro compreso tra i 40 metri ed i 4 chilometri e si chiamano misocicloni (Fujita, 1981), da non confondere con i mesocicloni presenti all’interno delle supercelle.

Questi misocicloni quindi si allungano in verticale mediante l’updraft del cumulo in crescita e si intensificano dando origine a tornado generalmente di debole intensità. Perché si generi questo tipo di landspout sono necessari un buon CAPE, CIN nullo o quasi e un forte gradiente termico verticale. Considerato che l’origine di questi vortici ha sede vicino al suolo, il radar può facilmente oltrepassare questa circolazione tornadica (assenza di eco ad uncino e della Tornado Vortex Signature). In effetti, il segnale di velocità radiale del radar Doppler dell’OSMER era assai incerto.

 

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Genesi di landspout da una linea di convergenza al suolo con relativi misocicloni, quest’ultimi indicati con le lettere (schema adattato da Szoke et al., 1984) (da Temporali e Tornado, ed. Alpha Test. 2009).

Inoltre, le numerose immagini e video dei tornado o funnel cloud non mostrano mai una wall cloud ben definita, ma al più alcuni lowering “fisiologici” data la favorevole concatenazione di tutti i fattori finora esaminati, senza dimenticare l’orario propizio in cui si sono innescati i temporali (metà pomeriggio) quando la temperatura dell’aria prossima al suolo raggiunge i valori massimi incrementando ulteriormente il gradiente termico verticale.

Infine, alcuni osservatori hanno notato anche la contemporanea presenza di più nubi ad imbuto prive di wall cloud: ciò sembra avallare la tesi dei misocicloni da mesolinea. In altri termini, ciascun funnel cloud sarebbe sceso da una pulse storm, allineate secondo la mesolinea temporalesca ben visibile nelle scansioni radar.

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Maserada di Piave (TV) foto di Giorgio Pavan


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 Maserada di Piave (TV) foto di Fabio Veneziano

Analisi a cura di Alberto Gobbi

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