Video: la rivoluzione GOPRO

Chi l’avrebbe mai detto che un trentenne avrebbe ribaltato il mercato fotografico. Il suo nome è Nicholas Woodman, oggi ha 39 anni, e fino a pochi giorni fa era un signor nessuno. Nel 2005 però, quando aveva trent’anni, ha avuto un’intuizione geniale: la GoPro, una macchinetta fotografica che abbandonava l’idea delle foto statiche per portare un po’ d’azione anche negli scatti dei non professionisti. All’inizio era ancora a pellicola ma già presentava in nuce le caratteristiche del suo successo: era piccola, compatta, racchiusa in un case subacqueo e aveva una cinghia che consentiva di agganciarla al corpo e farla girare su se stessa. Così insomma si avevano le mani libere per surfare e bastava muoverne una sola per scattare mantenendo l’equilibrio con l’altra. In poche parole quel 30enne aveva inventato la action cam, la fotocamera d’azione, una categoria tutta nuova di cui GoPro sarebbe presto il sinonimo.

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Nel tempo infatti è diventata sempre più piccola e potente, ha aggiunto uno stabilizzatore ottico e poi si è estesa al video, proponendo un obiettivo fish-eye per riprese panoramiche e perfino il 4K. Tutte intuizioni che le hanno permesso di battere sul tempo colossi come Sony, Garmin o JVC, che sono arrivati almeno cinque anni dopo, e soprattuto di emergere in un mercato che gli smartphone stanno uccidendo. A parte la fotografia professionale, che rimane un regno a se stante, nel mondo consumer le fotocamere compatte stanno facendo la stessa fine dei lettori mp3. Come per la musica, oggi non c’è più bisogno di comprare un altro dispositivo se lo smartphone ne fa le veci, tanto più se ha un sensore da 41 Mpixel come il Nokia Lumia 1020 o gira video in 4K come il Sony Z2. Mentre le compatte stanno colando a picco subendo flessioni che vanno dal 30 al 40 per cento l’anno, GoPro vola in alto e il motivo del successo va oltre le specifiche tecniche. L’azienda californiana non vende una fotocamera ma un’esperienza, si presenta come l’essenza stessa della fotografia d’azione e come il simbolo della libertà. La prova è arrivata il 26 giugno scorso quando si è quotata al Nasdaq. All’apertura ha registrato subito un’impennata di oltre il 30 per cento e Woodman, oggi 38enne, non è più sconosciuto ma è entrato nel novero dei più giovani miliardari al mondo con una fortuna personale stimata in 1,2 miliardi di dollari.

È curioso notare che dietro questa vittoria c’è un colosso che non fa più fotocamere, uno che è fallito, due premi Nobel e un ragazzino molto sveglio. La GoPro infatti è figlia della QuickTake 100, la prima fotocamera digitale di massa, sbarcata sul mercato esattamente proprio venti fa, il 20 giugno 1994. Il case grigio ricordava una Polaroid schiacciata, aveva un obbiettivo da 8 mm f/2.0-f/16, il fuoco era automatico e dello zoom neanche a parlarne. Il sensore era da 0,3 Mpixel e il suo megabyte di memoria era in grado di memorizzare otto foto a 640 x 480 pixel (la risoluzione VGA) o sedici da 320×240. Il prezzo invece era di 749 dollari, 1.146 dollari attuali. Come dicevamo dietro a questa idea c’erano la Apple, che non fa più fotocamere, la Kodak, che è fallita nel 2012 e due premi Nobel, George E. Smith e Willard Boyle. Sono stati loro, nel 1969, a inventare il CCD, il sensore che trasforma impulsi analogici in informazioni digitale, un’idea ripresa da Steve Sasson, che nel 1973, a soli 23 anni, era entrato alla Kodak per sperimentarlo. Gli bastarono un anno di ricerche e senza usare neanche un computer nel ’74 il ragazzino partoriva la prima fotocamera totalmente digitale. Era grande come un tostapane, pesava quasi quattro chili e funzionava grazie a 16 pile AA. Nel 1975 poi scattava la prima foto, un’istantanea in bianco e nero da 100×100 pixel (0.01 Mpixel) registrata in 23 secondi su una musicassetta. Kodak insomma aveva in mano la chiave della rivoluzione ma non l’aveva capito. Per non cannibalizzare il proprio mercato analogico il gigante delle pellicole metterà in disparte la digitale per vent’anni, rilanciandola con la QuickTake solo nel 1994, quando ormai era troppo tardi. La nuova tecnologia, sola e abbandonata, era stata raccolta con entusiasmo da altri marchi come Fuji, Nikon e Canon che la porteranno sul mercato di massa ponendo fine al colosso delle pellicole. Tra loro poi sarebbe emersa anche GoPro che, ironia della sorte, insieme alla sua prima macchina offriva in omaggio un rullino da 35 millimetri. Kodak, ovviamente

Credits: ilSole24ore.com