Meteo: La nebbia in Val Padana si è dimezzata negli ultimi vent’anni

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nebbia nella laguna Veneta

È il caso di dire “non c’è più la nebbia di una volta”: a partire dai primi anni ’90 la famigerata “nebbia in Val Padana”, annunciata quotidianamente nei bollettini meteorologici del tempo da ottobre a marzo, è diminuita della metà, secondo i primi risultati di uno studio condotto dall’Isac-CNR (Istituto di scienza dell’atmosfera e del clima del consiglio nazionale delle ricerche) di Bologna, pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Enviroment. Diminuiti di circa il 50%, dai primi anni ’90 ad oggi, gli episodi di nebbia, abbassata la concentrazione di inquinanti in essa contenuta e ridotta di 10 volte l’acidità che oggi è prossima alla neutralità.
“La pianura padana – spiega l’ ISAC-Cnr – è una delle aree più inquinate d’Europa; l’orografia del territorio favorisce, durante la stagione invernale, la stagnazione dell’aria intrappolando gli inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera. Con la nebbia, l’alta concentrazione di microscopiche goccioline di acqua riduce sensibilmente la visibilità, con pesanti ricadute su traffico e viabilità. Le stesse goccioline agiscono, inoltre, come veri e propri assorbitori e concentratori degli inquinanti presenti nell’aria, che in tal modo sono più facilmente trasportati nell’atmosfera, depositati sulla vegetazione e inalati nelle nostre vie respiratorie”. Lo studio, in dettaglio, evidenzia una tendenza alla diminuzione della frequenza degli episodi di nebbia in Val Padana del 47%. Non c’è ancora una spiegazione definitiva, ma secondo i ricercatori tale diminuzione è molto probabilmente collegata all’aumento della temperatura dovuto al riscaldamento climatico.

“La notizia buona – spiega Sandro Fuzzi, ricercatore dell’Isac-Cnr e responsabile della ricerca – è che negli ultimi decenni anche la concentrazione di inquinanti nelle goccioline di nebbia si è parallelamente ridotta, di circa l’80%, riflettendo una riduzione delle emissioni dei principali inquinanti: anidride solforosa, ossidi di azoto, ammoniaca, rispettivamente del 90%, 44% e 31%, e soprattutto sono diminuite le emissioni acidificanti portando l’acidità della nebbia in condizioni prossime alla neutralità”.
Addio alle nebbie acide in Val Padana quindi, a beneficio della vegetazione e dei beni artistici esposti alle intemperie? “Sembrerebbe di sì – continua Fuzzi, –  tuttavia, persiste la presenza di componenti dannosi per la salute dell’uomo, in particolare per la presenza di un’elevata concentrazione di particelle carboniose”. Nelle goccioline d’acqua i ricercatori hanno rilevato un contenuto medio di 1 mg per litro di particolato carbonioso, originato da processi di combustione (come il riscaldamento domestico, la combustione di legna e residui agricoli, la produzione di energia, il traffico). L’Organizzazione mondiale della sanità ha da tempo dato l’allarme sui possibili effetti di questi composti che potrebbero essere responsabili delle affezioni respiratorie e cardiovascolari e, in alcuni casi, di insorgenza di tumori.

Dall’immagine del satellite Eumetsat del 19 novembre è ben evidente la nebbia che copre la Pianura Padana.

La nebbia in Val Padana si è dimezzata negli ultimi vent'anni

Credits: Meteo.it

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